NOTIZIE STORICHE
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Sotto
il profilo storico le prime notizie della presenza umana sul territorio
comunale risalgono all’epoca romana come testimonia una lapide funeraria che
ricorda un Valerio Vinissio, figlio di Anione ed alcuni reperti in pietra e
laterizio rinvenuti nella zona della Chiesa di San Giuliano, in vicinanza della
Borgata Verna.
La
storia di Val della Torre è profondamente legata ai monasteri di San Martiniano, citato in un documento del 904 che andò in rovina
attorno all’anno 1000 e, soprattutto, a quello femminile cistercense di Brione, che raggiunse il massimo dello splendore nei secoli
XIII e XIV e durò, in forma autonoma, sino al 1° dicembre 1601 quando
l’Arcivescovo di Torino ne ordinò l’unione con il Monastero di Santa Chiara di
Torino. Resta, splendida testimonianza dell’antico monastero, la Chiesa
della Borgata Brione, dedicata a
Santa Maria della Spina, da ascrivere allo stile romanico-lombardo
nel suo più completo sviluppo, realizzata a cavallo del 1200 e consacrata
solamente il 30 dicembre 1283 del Vescovo di Torino, classificata edificio
monumentale sin dal 1903.
Pur
essendo la storia del paese, e soprattutto quella della sua borgata
storicamente più importante che è Brione, legata ai
monasteri, il nome di Val della Torre deriva da una torre o da un antico
castello, esistente già attorno all’anno 1000 in prossimità dell’omonima
borgata e che, probabilmente, era posto a difesa dei colli della Bassa, della Lunella e della Portia. Questi
colli consentivano, con un percorso secondario più sicuro e meno frequentato,
il collegamento della pianura torinese con la Valle di Susa
e con la Valle di Viù.
Val
della Torre è circondata da una serie di rilievi montuosi di media altezza che
si apre ad anfiteatro sulla pianura torinese, posta tra la Valle di Susa e quella di Lanzo, distante
da Torino circa 20 km.
Manca
di un vero e proprio centro storico e le case sono sparse in 49 borgate che
variano come altezza s.l.m. dai 340 m. della Cascina delle Monache agli 830
della Borgata Albrile.
Terra
poco fertile, scarsa d’acqua, ciononostante sino alla metà del secolo scorso
gli abitanti erano in prevalenza agricoltori che, per sopravvivere, scendevano
d’estate nelle cascine della pianura a fare le cosidette
“campagne” dei grani e dei fieni mentre d’inverno trovavano occupazione
stagionale nella città di Torino come manodopera a basso costo.
Con
l’espansione industriale dell’ultimo dopoguerra, uomini e donne trovarono
lavoro stabile alla Fiat, alla Philips ed alla Pistone AE Borgo di Alpignano,
senza però abbandonare l’agricoltura e l’allevamento che praticavano nel tempo
libero, nei giorni festivi e durante le ferie, fedeli al motto “IL MIGLIORE RIPOSO
E’ CAMBIARE LAVORO”.
Terra
umile, scarsa di personaggi famosi, ha però dato i natali alla Famiglia Rossi di Montelera
che si è affermata soprattutto nel campo dell’industria all’inizio del secolo,
ma anche nel pubblico (Teofilo Rossi di Montelera diventò Sindaco di Torino e Senatore del
Regno d’Italia).
Val
della Torre ha patito, specialmente fra le due guerre mondiali, il fenomeno
dell’emigrazione e soprattutto nella vicina Francia, ma anche negli Stati Uniti
ed in Argentina, mentre, nei trascorsi anni cinquanta, numerose sono state le
famiglie che si sono trasferite in pianura nei luoghi più comodi ai posti di
lavoro (Alpignano, Rivoli, Torino, Collegno) e che non sono più ritornate.
La
vicinanza a Torino ed alla rete autostradale ha favorito, in questi ultimi
anni, un consistente sviluppo di un non trascurabile polo industriale senza
dimenticare la vocazione residenziale ed il rispetto del territorio.
Una
curiosità è la presenza in valle di due dialetti, il primo simile al torinese,
perlato nella zona di Brione ed il secondo simile, al
franco-provenzale, parlato nella parte alta della vallata.
Tra
gli edifici è degna di nota la Chiesa Parrocchiale di San Donato (realizzata nella prima
metà del diciottesimo secolo). Pregevole per fattura è la statua del Santo
Patrono, in legno, del 1763, attribuibile allo scultore Stefano Clemente.
La
fede religiosa dei valtorresi è testimoniata dalle
numerose cappelle e dai tanti piloni votivi presenti nelle varie borgate, uniti
tra di loro dalla cosidetta “Strada delle Rogazioni”.